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D’Alfonso offende le “fonti” culturali

L’Aquila, 21 aprile 2017. Ormai si può dirlo senza essere smentiti: Luciano D’Alfonso continua ad offendere le “fonti istituzionali culturali nella regione veicolando, con spregiudicato autoritarismo, anche il denaro deliberato nei suoi 'bandi' (o leggi?) regionali vero le istituzioni degli ‘eventi maggiori’. Il Governatore ha, infatti, azzerato lo “scorrimento” nelle rimanenze della “43” di qualche anno fa; poi ha effettuato un intervento (sospetto?) sulla L.R. 55/2013 art. 40; il suo colpo di spugna ha ignorato le carte bollate imposte alle Associazioni per la presentazioni degli eventi culturali ‘minori’ e le altre spese sostenute. “E io pago” direbbe Totò di fronte al denaro dirottato verso i ‘migliori’, diretto agli ‘amici’ nel/del Grande Palazzo, affinché possano incrementare il denaro pubblico che già arriva loro da altri canali istituzionali (Unione Europea, Stato Centrale, Fondazioni, Banche, Comuni, dalle “Cantine”, o da altri capitoli della stessa Regione). La politica di D’Alfonso (e di quanti lo imitano nelle aree istituzionali subalterne) ha tolto realmente l’ossigeno alle “fonti” culturali, alle tante piccole imprese che promuovono cultura di base e di cui ci si fa beffa anche nelle partecipazioni ai ‘bandi’ pubblici, per quei possibili contributi poi vanificati da provvedimenti traslativi o abrogativi. Quanto citato è stato ’lecito’ o carico di vizio? Come i due problemi sono stati trattati nel Consiglio regionale? Quale il ruolo delle’opposizioni’: compiacenti o indifferenti su quanto accaduto e che avrebbe meritato un serio approfondimento giuridico? Viva allora il Governatore! Constatiamo che una volta bandito un concorso per le “fonti” culturali, la legge ‘consente’ nel suo iter l’abrogazione o traslazione a favore d’“altri” dei benefici previsti o preventivamente pianificati.

La coscienza aquilana

di Emidio Di Carlo

Pubblicato il 20/4/2017 alle 12.50 nella rubrica Arte.

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