Roseto degli Abruzzi, 30 aprile 2012. Se n’è andato l’ultimo della combattiva, umana e popolare sinistra aquilana, Alvaro Iovannitti. Viene da dire c’era una volta pensando a quei tempi in cui il Consiglio Comunale era veramente un' assise di autentici aquilani. Non importa se di destra o di sinistra, democristiani, socialisti, comunisti o del Msi. Nei vari scanni siedevano galantuomini e grandi protagonisti della vita culturale: Giorgi, Cicerone, Lopardi, Trecco, Rivera, Carloni, Cerulli, Giuliani, Tomassi, (tanto per fare qualche nome) e, naturalmente, Alvaro Iacovitti. Era il tempo della vitalità artistica e politica aquilana Quella che mossa dal Gruppo Artisti Aquilani, che costruiva il TSA e la Società dei Concerti, l’Università e l’Autostrada Roma-L’Aquila. Era il tempo in cui i due quotidiani della Capitale (“Il Tempo” del liberale Angiolillo, “Il Messaggero” dei Perrone) si contendevano il primato quotidiano delle vendite per un pugno di copie in più avendo entrambi un paio di migliaio di copie vendute. Era il tempo dei giornali della sera (“Momento sera”, “Il giornale d’Itala”, “Paese Sera”, ecc.) che seguivano a ruota, con l’informazione del capoluogo i più venduti quotidiani. Era il tempo dei giornalisti aquilani: Celaia, Carli, Mari, Manilla e delle redazioni in cui il numero dei collaboratori era tale da imporre la prenotazione per l’uso della macchina da scrivere. Era il tempo delle contrapposizioni politiche, dell’arte svincolata dai partiti o dell’impegno sociale reclamato dalla sinistra comunista. Tempi di polemiche ma anche strette di mano, di simpatie mai venute meno, di unità quando l’interesse della città ne reclamava la necessità e l’urgenza. Mi piace ricordare un incontro occasionale, alla fine degli anni Sessanta, nella stazione di servizio AGIP, nei pressi di Milano. Andavo perinaugurazione di una “Triennale” per la partecipazione con alcune opere grafiche. Avevo appena posteggiato la “Bianchina” (la Cinquecento rivisitata dell’epoca), quando la voce di Iovannitti gridò il mio nome. Non ci vedevamo da anni, da quando avevo lasciato L’Aquila per Parma e poi per Urbino. Ci abbracciammo come due grandi amici che non si incontravano da decenni. Con Iovannitti c’era anche Giorgi, l’altro grande indimenticabile compagno. Ciao Alvaro. (“dic”, l’amico giornalista indipendente)
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lacoscienzacritica il 29/4/2012 alle 22:17 | |